“Una goccia di luna tra l’erba” … (Jules Renard, Storie naturali, Elliot 2013)

In un periodo di letture ‘serie’ – che, in realtà, sono ri-letture di tragedie greche motivate dagli ultimi ‘strascichi’ del lavoro di tutta una vita – sono riuscita a inserire, un po’ di soppiatto, un titolo recentissimo e un titolo decisamente datato, recuperato insieme ad altri nella mia libreria di fiducia, specializzata anche nel settore dell’usato. 

Che senso ha acquistare un libro usato?

Lo domando a me stessa ogni volta che entro in libreria, ogni volta che cerco un titolo, ogni volta che mi imbatto in un mercato dell’usato o in una bancarella … tornandone con un ‘manciata’ di libri che, una volta a casa, dispongo in pile ordinate, secondo un ordine di lettura che – immancabilmente – cambia per motivi spesso puramente casuali.

In questo caso, ad esempio, Il cuore delle formiche di Zena Roncada, è passato in testa perché è arrivato direttamente dalla casa editrice, perché è il primo di una nuova casa editrice – temposospeso -, perché mi ha incuriosito la veste editoriale (il colore dei fiori di lino è inconfondibile), per la struttura interna in brevi capitoli  che – già dal titolo – raccontano una storia .

Poi, per scrollarmi dai pensieri che (ri)fioriscono ad ogni rilettura delle tragedie di Eschilo – cosa non facile visto che, a poco meno di duemilacinquecento anni dalla prima rappresentazione, ancora parlano (a chi vuole ascoltare e a chi possiede la chiave per ascoltare) –, ho ripescato nella manciata di libri frutto dell’ultima incursione viterbese, Storie naturali di Jules Renard. 

Ed eccomi a (cercare di) rispondere alla domanda iniziale: che senso ha acquistare un libro usato?

La prima risposta – la più ovvia – è: il libro non è stato ripubblicato e, di conseguenza, è reperibile solo sul mercato dell’usato (magari in quell’unica copia che sto acquistando, oltre che naturalmente, in qualche biblioteca). Non è questo il caso. 

Delle Storie naturali di Jules Renard esiste una edizione relativamente recente (Elliot 2013) con le illustrazione di Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901). È ancora disponibile. Quindi sono ancora in tempo per valutare un secondo ‘bottino’. 

L’edizione che scelgo di acquistare è precedente di quasi quattro decenni: è il numero 117 della collana Gli Struzzi, Einaudi 1977.

È un’edizione un po’ speciale per alcuni motivi:

  1. L’introduzione è di Italo Calvino (1923 -1985)
  2. La traduzione dal francese di Massimo Bontempelli (1878 – 1960)
  3. Le illustrazioni di Pierre Bonnard (1867-1947)

I tre nomi – due letterati e un pittore – ne fanno un’edizione ormai esclusiva. 

D’altra parte, dalla prima edizione francese (1904) fino alle più recenti, le storie naturali sono state pubblicate innumerevoli volte da diverse case editrici e con il contributo di illustratori diversi. Spulciando online, solo in italiano, ne ho contate nove, oltre quella già citata (Istituto Editoriale Italiano 1929; Longanesi 1950; Rizzoli 1959, Bietti 1963; Casini 1965; Garzanti 1987; La Spiga Meravigli 1995; Rizzoli 2011; Fabbri 2002): il titolo è sempre lo stesso ma i traduttori sono diversi come pure gli illustratori.

Sono indizi sicuri di interesse e di successo editoriale duraturo dell’opera di Renard, già dalla sua prima apparizione (solo la storia editoriale del testo meriterebbe uno studio specifico!).

La secondo risposta è di tutt’altro genere: da lettrice appassionata di libri scritti da naturalisti ed entomologi sono molto curiosa della relazione sempre diversa tra contenuto e scelte narrative, tra conoscenze scientifiche e piacere del racconto, tra interessi naturalistici e soluzioni adottate nella scrittura. 

Idealmente, lo aggiungo ai testi di Marcel Roland già letti (Canti d’uccelli e musiche d’insettiLa grande lezione dei piccoli animali) e da leggere (Amore Armonia BellezzaLe meraviglie del microscopioVite e morte degli insetti), tutti pubblicati da Rizzoli nella collana Biblioteca Universale e tutti acquistati usati (l’unico ripubblicato è La grande lezione dei piccoli animali, Gallucci 2011, che – naturalmente – ho acquistato).

Il testo di Jules Renard risale al 1896 ed è frutto dei lunghi periodi trascorsi dall’autore nella sua terra d’origine, in campagna, con la possibilità di osservare da vicino animali piccoli e grandi, trasferendoli in racconti – brevi, brevissimi, un rigo appena (è il caso del titolo che ho dato a questo piccolo intervento che, nel testo, ha per titolo La lucciola) – con una particolare capacità di tradurre le immagini che coglie intorno a sé, osservando, trasferendole in poche parole che le racchiudono, bloccandole nelle lettere che compongono le singole parole e permettendo loro di animarsi in disegni, in musica (come ha fatto Maurice Ravel nel 1906), in veloci scene grazie al tratto di penna o di matita o, semplicemente, nella mente del lettore. Mi piace immaginarli come disegni animati in cui ogni animale – piccolo insetto o cervo con il suo intricato palco di corna, pesce o gallinaceo – si anima e si muove, perfino la sagoma di legno del gallo posto in cima alla chiesa in funzione di segnavento. 

Ad apertura e chiusura, due prose – le uniche con un titolo che non sia quello dell’animale protagonista del racconto: Il cacciatore di immagini (quella iniziale) e Chiusura di caccia – in cui l’autore stesso fornisce la chiave di lettura delle circa ottanta ‘storie naturali’ che racchiudono.

I libri citati – quello di Jules Renard, quelli di Marcel Roland e quello, recente, di Zena Roncada – hanno in comune il riferimento alle formiche, termine che nel romanzo diviene titolo (Il cuore delle formiche). Leggendo risulta chiaro che il termine è usato come metafora delle ‘piccole vite sul filo del ‘900’ che vi sono narrate.

il titolo di queste riflessioni è l’unico verso di un testo poetico di Jules Renard, intitolato Lucciola.

Lucciola … ed eccomi bambina, in campagna con i nonni, le lucciole nelle serre d’estate che si accendono tra le siepi mentre in alto – al piano di sopra – svolazzano i pipistrelli …

Originariamente pubblicato il 5 luglio 2023

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