Leggendo Tommaso Fiore, Un popolo di formiche, Laterza 1951, 1978

… iniziato subito dopo aver terminato Rémi Chauvin, Il mondo delle formiche. Un universo fantascientifico, 1969, Feltrinelli 1976 (dal quale si ricavano alcune indicazioni bibliografiche preziose1 e una digressione didattica altrettanto preziosa2, collocate in nota per comodità), Un popolo di formiche scritto da Tommaso Fiore3 è dedicato a Piero Gobetti3 (1901 – 1926) e Guido Dorso4 (1892 – 1947).

La contiguità tra la lettura dei due testi è puramente casuale.

Il primo per essere stato ‘riscoperto’ in casa, nella libreria destinata ai titoli sull’ambiente naturale (da Plinio il Vecchio a Stefano Mancuso, ecc.), il secondo per essere stato recuperato nella ricchissima esposizione di libri usati durante C’era una volta … (Cesena).

L’elemento che li accomuna è il sostantivo “formiche”, peraltro usato in modo diverso: in senso proprio da Rémi Chauvin (1913 – 2009) il quale, da biologo e entomologo, descrive il complesso mondo delle formiche, aggiornato al 1976 (anno della seconda edizione); in senso traslato da Tommaso Fiore (1884 – 1973) che, da politico e scrittore pugliese, lo usa in riferimento alla condizione dei contadini e dei lavoratori della sua terra, il meridione, nelle sei ‘lettere pugliesi’ scritte tra il 1925 e il 1926, su incoraggiamento di Piero Gobetti, e pubblicate in volume nel 1951. 

La genesi del testo è raccontata in Nascita di uomini democratici, Lacaita 1958, 1967 (autobiografie politiche di Tommaso Fiore, Luigi Russo, Gabriele Pepe, Emilio Lussu)6.

La contiguità della lettura è stata determinata proprio dal diverso uso di formiche e dal desiderio di scoprire i motivi che hanno indotto l’autore a utilizzarlo metaforicamente per definire i lavoratori della sua terra e quanto la metafora sia appropriata.

In corso di lettura mi propongo di appuntare i passi in cui appaiono il sostantivo ‘formiche’ e gli altri sostantivi che rinviano al popolo di contadini del Sud.

Dal titolo si potrebbe desumere che proprio loro sono i protagonisti del testo. Giunta a fine lettura devo ammettere che il termine formiche ricorre in due soli casi, nel titolo e nella prima delle sei lettere. Per il resto compaiono altri sostantivi che si riferiscono ai contadini del Sud (contadini, cafoni, villani).

Le lettere nel loro complesso trattano invece del resto della popolazione, ‘quella che conta’ (possidenti, avvocati, politici, e, in genere, tutti uomini di condizione economica più che benestante e con al loro attivo un curriculum di studi elevato) e che non hanno alcun contatto con “il popolo di formiche”, se non per ricevere il frutto del lavoro che svolgono nelle loro proprietà, a contatto diretto con la terre. Ed è proprio da questa disparità lessicale che si evince la condanna, ampia e documentata, dello status quo e della necessità impellente di un cambiamento che implichi il riconoscimento, a tutti i livelli (sociale, politico, economico …) del mondo contadino.

Alcuni esempi dalla prima lettera, datata 15 gennaio 1925:

… ad Alberobello di memorando, di eccezionale, di veramente monumentale non ci ho trovato che la laboriosità dei contadini e degli agricoltori … (p.7)

… Mi chiederai come ha fatto questa gente a scavare ed allineare tanta pietra. Io penso che la cosa avrebbe spaventato un popolo di giganti. Questa è la Murgia più aspra e più sassosa; per ridurla a coltivazione, facendo le terrazze come mi dicono si sia fatto nel Genovesato, sulle colline di San Giuliano fra Pisa e Lucca, sul lago di Garda, nelle Cinque Terre oltre La Spezia ed in qualche altro luogo. Non ci voleva meno della laboriosità di un popolo di formiche … (p.8)

… vado in cerca di un mio amico, un’esemplare piuttosto raro della specie meridionale, homo metaphisicus … il mio filosofo è in campagna e suo padre mi guida giù a valle, dovunque l’occhio si spinge, fino alla selva di Fasano, altro sommo miracolo di laboriosità umana biancheggiante sull’orizzonte, c’è l’agglomerato di trulli, collicelli a terazze, grigio di pietrame, verde pallido di ulivi, querce e noci gigantesche. La casetta che mi ospita è, non occorre dirlo, una casa di contadini, autentica, ma sembra l’opera meticolosa di Giapponesi. Dovunque per terra, sui muri intonacati, al palco, splendore di pulizia, di decenza; cuscini bianchi sui cassettoni, tendine nitide per ogni vano, per ogni passaggio, mobili di quercia, porte graziosamente dipinte di grigio, noce e verdino; tutto misura e proporzione, agio, tranquillità. Sono questi i nostri cafoni, cui lo stato non vuole ancora riconoscere il diritto di vita politica … (p.9 – 10).

Dalla lettura si evince con chiarezza che il ‘popolo di formiche’ è distinto o, meglio, è tenuto volutamente e rigorosamente distinto, se non per pochi contatti indispensabili e occasionali, dal resto della popolazione. Ne consegue che la metafora è appropriata per il solo popolo dei contadini considerato “un mondo a parte” rispetto al resto della comunità, vivendo la loro vita in modo laborioso, organizzato e funzionale alla loro vita.

Ora, le formiche appartengono al regno degli animalia, alla classe degli insecta e al genere formica. All’interno del genere gli studiosi (propriamente chiamati mirmecologi) ne hanno individuato migliaia di specie diverse, ciascuna con caratteristiche fisiche e organizzative specifiche e abitudini simili nell’organizzazione del formicaio – coeso e autosufficiente, ciascuno dei quali può essere costituito da migliaia e migliaia di esemplari suddivisi per competenze specifiche di lavoro, all’interno del formicaio e nel territorio di competenza.

Ne deriva che un formicaio è composto da formiche appartenenti alla stessa specie, con competenze diverse, funzionali alla vita del formicaio nel suo insieme. All’interno del formicaio ogni gruppo ha il suo ruolo e lo compie in tutto e per tutto che sia pulire, tenere in ordine, andare a caccia di cibo, uccidere gli invasori, mantenere la regina (addetta alla procreazione) e così via. È una struttura autonoma, perfettamente funzionale, organizzata in tutto e per tutto. Gli studi più recenti hanno potuto mettere in evidenza il funzionamento di questo meccanismo e di capire almeno in parte da cosa sia determinato. Quindi la metafora in sé è corretta solo se si considera il popolo di contadini una parte a se stante del resto dell’umanità che abita un territorio.

Non lo è più se si considera invece che i contadini, i nobili, i dotti, i proprietari fanno parte della stessa specie (homo sapiens) all’interno della quale si distinguono per costumi, lingua, abitudini, organizzazione socio politica, ecc. e quindi dovrebbero essere organizzati come un tutto unico, lungo tutto l’arco della vita e per tutte le esigenze di tutti i componenti del gruppo all’interno della struttura sociale, economica e politica che abbia le sue specificità e tenga rapporti diplomatici con strutture simili.

Tenere rigidamente separati da parte delle classi che detengono il potere, dei possidenti e dei politici gli addetti alla coltivazione della terra, ai lavori agricoli in genere è una forzatura da superare per amalgamare una popolazione che ha le stesse caratteristiche, la stessa origine e le stesse leggi.

Una simile divisione interna allo stesso gruppo che vive sulla stessa terra e che dovrebbe riconoscersi e obbedire alle stesse leggi è dunque un sopruso e come tale andrebbe eliminato al fine di costituire un gruppo sociale e politico armonioso e rispettoso delle rispettive capacità, competenze, attività.

NOTE

  1. Karl von Frisch,Il linguaggio delle api, Bollati Boringhieri 2012; Bert Hölldobler – Edward O. Wilson, Formiche. Storia di un’esplorazione scientifica, 1911, Adelphi 1990, 2020; Bert Hölldobler – Edward O. Wilson, Le formiche tagliafoglie. La conquista della civiltà attraverso l’istinto, Adelphi 2020; Bert Hölldobler – Edward O. Wilson, Il superorganismo: Bellezza, eleganza e stranezza delle società degli insetti, Adelphi 2011, 2020; Edward O. Wilson, La società degli insetti, Einaudi 1976; Edward O. Wilson, Biofilia, 1984, Piano B 2021; Edward O. Wilson, La conquista sociale della terra, Raffaello Cortina Editore 2013; Carl Safina, Al di là delle parole. Che cosa provano e pensano gli animali, Adelphi 201; Carl Safina, Animali non umani. Famiglia, bellezza e pace nelle culture animali, Adelphi 2022; Carl Safina, Alfie e io. Quello che i rapaci sanno, quello che gli umani credono, Adelphi 2025; Adam Weymouth, Il lupo solitario. Un cammino tra civiltà e natura selvaggia, Iperborea, 2025. 
  2. “… Da qualche tempo sono stati fatti dei considerevolissimi progressi nella conoscenza dei sensi degli insetti in generale. Tutto è cominciato, in realtà, con le immortali ricerche di Karl von Frisch. Questo studioso tedesco è un tipo di genio sperimentale paragonabile a Pasteur e ad Ampère. Tutti ricorderanno certamente quando, a scuola, ci venivano spiegate le esperienze di Pasteur; e come mediante uno o due palloni di vetro, un po’ d’ovatta, e qualche litro di brodo di coltura, egli avesse provato l’inesistenza della generazione spontanea e l’esistenza dei microbi. Noi eravamo troppo giovani, ahimè, per capirci qualcosa! È noto infatti che, seguendo i metodi assurdi di un insegnamento maniaco dell’astrazione, le bellezze delle scienze sperimentali vengono precluse a degli sbarbatelli di 10 anni che appunto per questo non se ne interessano affatto; in compenso non si perde occasione di soffocarli con un guazzabuglio di matematica di cui il 70% di loro non si servirà mai. È una superstizione che risale perlomeno ai greci: solo i matematici, nel loro forsennato distacco dal reale, sembrano capaci di formare lo spirito dei giovani, mentre il ragionamento su di un esperimento non avrebbe, a quanto sembra, almeno lo stesso valore pedagogico. Perdonate questa digressione; ma quando per più di quarant’anni si è ascoltato senza tregua ripetere e si è veduto fare le stesse stupidaggini, è inevitabile diventare un po’ nervosi. Parliamo allora di Ampère, un altro caso illustre che sente un giorno parlare dell’esperienza di Oerstedt sull’ago calamitato che devia la corrente elettrica. Si rinchiude per otto giorni nella sua camera e con l’aiuto di qualche filo di rame, di una calamita e di due o tre pile, costruisce sulla sua tavola esperienze di un’ammirevole semplicità, destinate a fondare la scienza moderna dell’elettricità; il mobile è rimasto celebre, è la tavola d’Ampère, che credo si trovi ancora, con i suoi ammirevoli marchingegni, al Conservatoire des Arts et des Métiers. Ebbene von Frisch è di questa stessa razza. Questo piccolo uomo sordo e silenzioso e che ha un solo amore, le Api, e le studia da quarant’anni non ha bisogno di apparecchiature molto complicate (e questo d’altronde è un carattere dei grandi: sono sempre dei pari mirabili l’eleganza delle loro dimostrazioni e la semplicità dei mezzi). Un alveare, qualche pezzo di legno, un cronometro gli sono più che sufficienti. E da tutto ciò che emerge, non solo la strabiliante scoperta del linguaggio delle Api – che ho già raccontato in un’altra opera – ma anche, ed è meno noto, lo studio più completo sulla loro vista, sul loro gusto, sul loro odorato, sul loro tatto e sul loro senso dell’equilibrio. I metodi restano sempre gli stessi, sia che si tratti di api, sia che si tratti di altri insetti…”. (pp. 176 -177).
  3. Gli scritti di Piero Gobetti si trovano raccolti in: Scritti politici, Einaudi, 1960 -1974, 3 volumi.
  4. Tommaso Fiore, oltre ad essere autore di Un popolo di formiche (Laterza,1951, 2001, Palomar 2020) è autore anche di Formiconi di PugliaVita e cultura in Puglia, 1900-1945 (Lacaita, 1963) e di Il cafone all’inferno (Einaudi, 1955, Palomar 2020).
  5. autore anche di La rivoluzione meridionale. Saggio storico-politico sulla lotta politica in Italia, Piero Gobetti editore, 1925, 2003; L’occasione storica, Einaudi 1949; Dittatura, classe politica e classe dirigente, Einaudi 1949 e Mussolini alla conquista del potere, Einaudi 1949
  6. sulle stesse questioni meridionali si può leggere anche Incendio al municipio, Lacaita 1967; Antonio Gramsci, La questione meridionale, 1966 e Tommaso Fiore, Tommaso Fiore e la Puglia. Il formiconele formiche e il formichiere, Vittore Fiore (a c. di), Lacaita 2023). 

Lascia un commento