Il mio legame con la stampa vegetale (eco print) è iniziato ormai alcuni anni fa, grazie all’incontro con Michela e, in qualche modo, ha rappresentato l’occasione per mantenere viva e arricchire la passione di sempre, per le forme e i colori della natura.
È nata in campagna, tra castagni, noccioli, ulivi, viti, querce. alberi da frutto, pochi giocattoli e tanta fantasia per utilizzare quello che c’era a disposizione. E la passeggiata nel bosco diventava l’occasione per arrivare a una fonte seminascosta e bere con un bicchiere improvvisato, ricavato da una foglia di castagno, complice Corona che accompagnava i piccoli di casa nelle passeggiate pomeridiane (l’ho ricordato in Basta una brocca per ripensare il passato e riflettere sul futuro).
È proseguita nel tempo, anche semplicemente soffermando lo sguardo su alberi e foglie e tornando da ogni luogo visitato con qualche foglia tra le pagine di un libro o di un quaderno.
L’incontro con la stampa vegetale ha arricchito la prospettiva.
Ho cominciato a pensare le foglie come colori e forme da trasferire su tessuto, scoprendo che il verde non rilascia il verde, nella maggioranza dei casi, che l’acero è un concetto molto generico per indicare aceri molto diversi tra loro (per portamento, forme e colori), per non dire della quercia (al cerro e alla roverella della campagna dei nonni si sono aggiunte al mio bagaglio molte altre querce tutte con foglie bellissime!). Naturalmente, per trovare conferma al ventaglio di specie arboree, è aumentata la quantità di libri dedicati agli alberi. Con i libri, sono aumentate le mie conoscenze sullo stato di salute degli alberi e della natura, sottoposta a sforzi inauditi dall’agricoltura intensiva e dai procedimenti che essa richiede, decisamente poco rispettosi dell’ambiente, e la consapevolezza della generale noncuranza dell’importanza degli alberi per vita del pianeta e dei suoi ospiti (ossia, noi umani che spesso ignoriamo tranquillamente gli appelli che la natura ci manda).
Ho sempre saputo, fin dal primo corso con Michela, che la stampa non sarebbe stata la mia attività ma soltanto un’occasione preziosa per imparare, osservare, sperimentare, riflettere.
Solo con il tempo, ho iniziato a fare qualche esperimento autonomo, con molta incertezza, con poche aspettative e solo con i materiali provenienti dal giardino, dai dintorni e da qualche incursione in altri territori (come le foglie di eucalyptus raccolte lungo la costa di Ostuni o le foglie di castagno raccolte nel Casentino) e con i tessuti recuperati in casa (vecchie lenzuola, tovaglie ormai inservibili), scampoli acquistati a poche ‘lire’ (i negozi di tessuti hanno un potere di attrazione nei miei confronti pari a quello per i libri usati!) oppure vecchi tessuti recuperati nei mercatini dell’usato, magari in Romagna. Poche regole basiche in mente: niente sprechi, niente plastica, niente additivi – per ‘scimmiottare’ i colori accesi della chimica di sintesi -, recupero dell’acqua, consumo di energia minimo, utilizzo di tutto ciò che ho stampato, indipendentemente dai risultati.
Inevitabilmente, questa passione modifica anche il modo di vestire. I miei esperimenti di stampa vegetale, per quanto improvvisati o deludenti, diventano abiti, casacche o camicie con l’intervento dell’amica Agnese che non si tira indietro neanche di fronte ai lavori più improbabili.
Se mi viene il desiderio di qualcosa di veramente particolare non ho che ricorrere a uno dei tessuti o dei capi che produce Michela, da vera professionista, durante i nostri scambi di viste, tra Abruzzo e Romagna. Così, se nel suo laboratorio, adocchio un capo (casacca, maglietta, ecc.) che mi colpisce, lo acquisto senz’altro.
A inizio settembre, ho esagerato, tenendo conto della mia tendenza a usare colori ‘smorti’: sono tornata a casa con un abito molto colorato. Sembra un prato fiorito. L’ho trovato irresistibile. E la borsa che vuole assomigliare a un cestino in vimini (o viceversa, il cestino che è diventato borsa!), realizzata da Nico è praticamente l’unica che uso, da maggio a settembre.
E così, mi sono lasciata fotografare (cosa che non mi piace affatto). O, per meglio dire, ho lasciato che Elia fotografasse il vestito durante una delle nostre passeggiate nella piana di Navelli alla ricerca di foglie (avevamo appena scoperto una distesa di noci americani) e di insetti a cui dare il nome.
TESTO: Rosa Rossi
FOTO: Elia Palange
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