“Rosso di robbia”, il colore protagonista

Da sempre, ho almeno due lavori a maglia in lavorazione. Uno veloce, da finire in  un batter d’occhio: un campioncino che può diventare una spilla; un quadrato a maglia rasata o con un punto operato (tanti quadrati possono diventare qualcosa di grande, un plaid ad esempio). Uno più importante, che avanza gradualmente (capita che rimanga in sospeso anche per tempi lunghi!). Può essere un maglione, una giacca, un vestito. Ogni tanto, se me ne ricordo, scatto qualche foto, durante la lavorazione.

Da molti anni ormai, lavoro esclusivamente lana tinta con colori vegetali. Da quando ho organizzato un corso di tintura con Michela, alias Rosso di Robbia.

Da quando uso filati (e tessuti) in colori vegetali ho riscoperto il colore. Nella scelta dei colori sono sempre stata molto cauta. Non amo i colori sgargianti. Amo i toni del marrone, dal più chiaro al più scuro. Quelli del verde (verde salvia, verde muschio, verde foglie di tiglio. Insomma, non un verde squillante!). Quelli del grigio. Un po’ monotoni. Un po’ come faceva la mamma. Le sue scelte erano sempre molto oculate, quasi spente. E, in casa, mi hanno sempre preso un po’ in giro per questo.

Da quando i colori dei miei filati sono quelli naturali, ho cominciato a osare. Non temo più il giallo e neppure il rosso. Non temo neppure le combinazioni un po’ particolari. Per la verità neppure gli abiti molto colorati!

Certo, né il giallo né il rosso sono quelli dei colori sintetici. Sono più tenui, meno sfacciati. Mi permettono di osare. Così, ho voluto una giacca rossa, in lana appenninica. La lana è quella che recupera l’amica Maria  (anche l’idea di comprare la lana che non ‘conosco’ è definitivamente tramontata, insieme al tramonto dei colori sintetici!).

Il rosso è quello che si ottiene dalle radici di robbia. La tintura è opera di Michela. Non mi sono mai cimentata con le radici di robbia. Ma ho una piantina in giardino, all’ombra dell’albero di noce. La tengo sotto controllo, nella speranza che le radici si propaghino!

Dalla data delle foto, risalgo ai tempi di lavorazione. Ho iniziato a settembre. Alla metà di marzo il lavoro è finito, la giacca cucita e rifinita, con un bottone di legno e una spilla in tinta, all’uncinetto. Ed è arrivato il momento di usarla: le temperature si sono abbassate e qualcosa di caldo per leggere o per uscire a raccogliere le noci è indispensabile!

 TESTO E FOTO: Rosa Rossi

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