La prima volta che ho visto un carrello per la spesa di vimini ero su un treno di una delle numerose linee che collegano le zone esterne di Londra con il centro. In particolare su una di quelle gestite dalla Southeastern, tra Dartford (nel Kent) a London Charing Cross.
Era di una signora inglese “dalla testa ai piedi” (per abbigliamento, modi, accessori). L’accessorio che mi ha colpito era un bellissimo carrello della spesa in vimini chiaro, con fodera a fiorellini delicati in tinta pastello (quelle che si trovano da Liberty!). La prima cosa che ho pensato è stata: “ne voglio uno anche io!”. La seconda: “ma non di vimini chiaro, troppo delicato!”. Come sempre, tendo alla praticità. Dunque un carrello della spesa, è prima di tutto utile, soprattutto in una città dove non si usa la macchina perché i trasporti funzionano (dovunque si debba andare, c’è modo di andarci con un mezzo pubblico). Ma tra una fermata e l’altra ci sono percorsi intermedi. E spesso tra una fermata e la destinazione può esserci un bel tratto da percorrere a piedi. E, in modo ancora più pratico, se si va al supermercato di zona, si cammina. Perché è difficile, a Londra, immaginare un percorso dove non sia previsto anche il marciapiedi per le persone, completo di pista ciclabile ai lati per chi preferisce la biciletta. In ogni caso, quel carrello è rimasto nei miei pensieri.
Poi, un giorno, qualche mese fa, Nico Solimano, di professione cestaio, ha pubblicato un carrello della spesa in fase di trasformazione. Ora, io conosco Nico da alcuni anni, da quando ho organizzato un corso di cesteria in paese, in una bellissima cornice architettonica. Seguo il lavoro che fa, ho fatto rifornimento di cesti di varie misure e di varie fogge per le mele, le patate, le noci, le mandorle, le verdure, le pigne, la legna, i fiori secchi, insomma qualsiasi cosa possa essere contenuta in un cesto (mancano le castagne e i porcini, perché nella zona dove dell’Abruzzo dove abito non ci sono, né le une né gli altri. E per dire la verità, mi mancano, al pari dei ciclamini!).

I cesti mi sono sempre piaciuti, mi ricordano i tempi in cui le buste di plastica non esistevano. Esistevano le buste di carta (quelle del pane!) e i cesti. E sono rimasta sempre dell’idea che sono infinitamente migliori e con questa idea in mente, ho continuato ad usarli pervicacemente, ogni volta che è stato possibile. Quando Nico ha pubblicato la foto del carrello di vimini, realizzato sulla base di un carrello della spesa ‘normale’, ormai inservibile. Senza neppure pensarci, gli ho inviato un messaggio: “se trovo un carrello vecchio, lo faresti?”. Nico non è tipo che si tira indietro rispetto alle sfide, sempre con il dubbio di non essere in grado: “ci posso provare”. In realtà, è perfettamente in grado!
Il passaggio successivo è stata la ricerca del carrello. Doveva essere di recupero, ovviamente. Che senso avrebbe avuto acquistare un carrello nuovo per smontarlo? Così, dopo varie incursioni in un negozio dell’usato a L’Aquila (dove ho trovato, tra l’altro, tanti libri datati ma imperdibili!), un giorno Elia mi manda una foto dal negozio: “l’ho trovato, a pochi euro. Lo compro”.


Ben presto si è creata anche l’occasione per consegnarlo a Nico, arrivato in zona per un corso di cesteria organizzato da Antonella Marinelli, nello spazio antistante la sua bottega artigiana – I Campi di mais – a Fontecchio.



Nico lo a preso in consegna. Ora, dopo aver seguito la lavorazione passo passo nei post che ha pubblicato, il carrello è pronto. Appena possibile, ci incontriamo da qualche parte, tra Navelli e Anguillara Sabazia, dove si trova il quartiere generale di Nico. Prima che il carico per Londra parta, per raggiungere figlie e nipotini. Senza di noi, con ogni probabilità, grazie a quanti non capiscono che un po’ di attenzione, qualche rinuncia, un po’ di sale in zucca, ci consentirebbe di stare più tranquilli, di non metterci a rischio e di superare questo momento difficile, senza ulteriori danni.



Perché non rimane qui? Perché un paese arroccato su un colle, dove le strade sono, in realtà, scale, è perfetto per i cesti con il manico, non per le ruote! Il carrello ci aspetterà, pazientemente.

La prima tappa è fatta: il carrello è arrivato a Navelli!

TESTO: Rosa Rossi FOTO: Elia Palange, Nico Solimano
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