Di cucina in cucina, storie di libri e di ricette (seconda parte)

Dopo aver riscoperto e pubblicato l’articolo di Roberta Chioni dedicato a “La fame e la memoria. Ricettari della grande Guerra Cellelager 1917-1918”, redatto da suo nonno durante al Prima guerra mondiale, conservato in modo precario e infine, riscoperto, ho continuato a curiosare tra le mie carte (meglio, tra i miei files, che riescono ad accumularsi più ancora dei materiali cartacei!) variamente dedicate a ricette e relativi ingredienti.

Durante le ricerche (scartabellando tra le carte, si sarebbe detto solo qualche anno fa) mi è tornata alla mente una visita a Casa Artusi, a Forlimpopoli, un grande spazio ricavato da un originario convento (XIV sec.) annesso alla Chiesa dei Servi dove, dal 2007, convivono la Biblioteca civica di Forlimpopoli, La scuola di cucina e il ristorante, raccolti sotto lo stesso nome di Casa Artusi.

A distanza di anni (non ricordo quanti ma sicuramente in un periodo precedente al 2020) la ricordo ancora come una visita molto piacevole, per la bellezza del luogo, per la disponibilità delle persone che ci hanno accolto, sia nella Scuola di Cucina – nonostante fossero a ridosso di un appuntamento di lavoro – sia nella Biblioteca. Ricordo ancora la sezione propriamente artusiana, al piano terra, dove sono raccolte tutte le edizioni della Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, anche in altre lingue, e una quantità veramente notevole di libri di argomento gastronomico, variamente connessi con la storia del testo di Pellegrino Artusi.

In un’ala c’è lo studio dell’autore con interi scaffali che contengono la sua biblioteca, secondo le disposizioni testamentarie dello stesso Artusi che, trasferitosi a Firenze a seguito di spiacevoli vicende familiari, non dimenticò di farne omaggio alla sua città così come non dimenticò di ricordarsi nel testamento dei suoi cuochi, non avendo eredi diretti.

Durante la visita si ricostruisce la storia dell’autore e quella del libro che, già dalla prima edizione, curata direttamente dall’autore, ebbe sicuro successo, contrariamente alle previsioni piuttosto pessimistiche dell’amico veronese Francesco Trevisan che si sbilanciò in una previsione grossolana: ‘Questo è un libro che avrà poco esito’. L’autore lo racconta nell’introduzione al libro, significativamente intitolata: La storia di un libro che rassomiglia alla storia di Cenerentola. Basta fare una veloce ricerca per verificare quante e quali edizioni siano disponibili, oggi, in edizione integrale (790 ricette) o parziale.

Con questi ricordi ancora in mente, sono andata a ‘ripescarlo’ in cucina dallo scaffale riservato ai libri che mi piace molto leggere, soprattutto se datati.  La mia copia dell’‘Artusi’ (come è generalmente noto) è del 1973. Si tratta di un’edizione ‘storica’, per certi aspetti: la casa editrice – Newton Compton Italiana (oggi, Newton Compton Editori) – aveva iniziato l’attività nel 1969 e aveva lanciato agli inizi degli anni Settanta la collana Paperbacks, che includeva anche una sezione Manuali. Il testo in questione è uno dei manuali di questa collana. Un’edizione economica, dunque, perché a quei tempi le milletrecento lire del prezzo di copertina erano tante (milletrecento lire: dà da riflettere sul valore del denaro. Forse non ha molto senso pensarci, ma la realtà è che corrisponderebbe a circa due terzi di un euro!).

D’altra parte, non ci avrei rinunciato e, dunque, appena ho potuto, l’ho acquistato. Prima di questa copia c’era quella della nonna: usata e riusata, piena di foglietti con gli appunti e di annotazioni, sempre nel cassetto del tavolo in cucina. Oggi è perduta, come tante altre cose, chissà dove e chissà come, ma è parte integrante dei ricordi, come peraltro il volume – imponente – del Talismano della felicità di Ada Boni (1929) – che troneggiava nella cucina della mamma, anch’esso usato e riusato, consunto e scompaginato al punto da essere scomparso, non so quando e come (ma la mamma con il passar del tempo ha eliminato tutto ciò che non riusciva più a gestire o, semplicemente, ciò che le ricordava le cose che ha fatto per dovere e necessità ma che sicuramente non ha amato fare). E stare tra i fornelli non era in cima ai suoi pensieri, pur avendolo fatto giorno dopo giorno per anni e anni, a pranzo e a cena. Quando, con l’età, ha avuto chi preparava i pasti per lei, ha rimosso anche il libro di ricette che l’ha accompagnata nella sua vita di casalinga. 

Tra l’‘Artusi’ della nonna materna e ‘Talismano della felicità’ della mamma c’è una generazione di differenza, abbastanza per un approccio diverso al cibo, alla cucina, allo stare a tavola. A una generazione ancora di distanza, la mia, entrambi sono diventati documenti preziosi per capire i cambiamenti nel corso di poco più di cento anni, in tutti i campi, compresa l’alimentazione e il rituale dei pasti in famiglia. Per la quarta generazione – quella delle mie figlie – c’è la ricerca online di ricette di ogni tipo, la possibilità di acquistare cibi pronti, di ordinarli con una telefonata o un messaggio … 

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