I passi che seguono sono stati trascritti in corso di lettura, nella prima metà di gennaio.
A lettura completata, si impongono alcune considerazioni, premettendo un invito a chi si fosse incuriosito: se per caso vi capitasse di scovarne una copia su una bancarella o un negozio dell’usato, fatelo vostro. Ne vale la pena!
Qualche anticipazione …
a. dal capitolo Primo inventario ideologico, dedicato alla visita all’Istituto Pedagogico Forense, organizzato dal professore di filosofia Martinazzoli del Liceo Beccaria per la domenica mattina, lasciando liberi gli studenti di prendervi parte. Il giovane Antonio Greppi vi partecipa (Nota: anno scolastico 1909/1910). … “L’indomani il professor Martinazzoli, a scuola, fece un breve discorso ringraziando gli alunni che avevano risposto al suo appello. Poi passò nel suo sguardo un’ombra di tristezza e la sua voce si fece sottile.
Vi dirò qui ciò che ho preferito tacere alla presenza degli interessati. Quasi tutti i ragazzi scontano gli errori delle loro famiglie o della società; la miseria, il delitto, l’alcolismo. Non pochi dei loro genitori sono al manicomio e anch’essi, con ogni probabilità, li seguirebbero se il nostro sforzo dovesse fallire. Eppure anch’essi – nessuno escluso – sono nati per essere uomini come noi e per conoscere lo splendore del cielo stellato al di sopra di loro e la pace della legge morale dentro di loro, come è detto in una delle pagine più alte di Emanuele Kant“.
Alla fine della lezione io aspettai il professore nel corridoio e gli domandai come potessi rendermi utile alla sua iniziativa.
“Quello che tu puoi fare” mi disse “è combattere con tutte le tue forze le ingiustizie sociali e dare l’esempio della virtù”.
Poi parve ricordare qualche cosa. “Ma già” soggiunse “tu ti sei dichiarato socialista. E’ così?”. “Sì”, gli risposi, sorridendogli con gratitudine.
“Il sogno dei socialisti è di fare una grande bonifica, estirpando il male alle radici”. “E lei crede che ci riusciranno?”.
Il professor Martinazzoli mi guardò preoccupato, come se gli avessi domandato troppo. Ma subito sorrise, battendomi una malano sulla spalla.
“Molto dipende dalle giovani leve”, disse e frettolosamente si allontanò … (pp. 47-48).
b. dal capitolo Esemplare lezione di Anna Kuliscioff … “Ero stato ammesso da qualche tempo alle colonne di Critica sociale. E proprio in quelle settimane mi accadde di scrivere un articolo intorno alle case di giuoco. Lo stimolo mi era venuto dallo sconcertante progetto di una città della provincia, amministrata da compagni, per un’istituzione del genere. Una casa da giuoco tollerata o, peggio, favorita da socialisti?
Esaminavo, nell’articolo, l’argomento, nei suoi vari aspetti di ordine politico, etico e sociale. Se il denaro vuole avere un senso, non può che esprimere un valore, una misura. E quel lavoro e quella misurano glieli può dare che il lavoro, come fatica e come creazione. Se la vita vuole avere un senso, non può che fondarsi su di una verità unitaria: lo stesso criterio di bene e di male per tutti, indistintamente.
Se il socialismo vuole esprimere il senso superiore della vita e del lavoro, deve condannare, nel giuoco d’azzardo, così come praticato nelle bische, la profanazione del denaro, l’inversione del valore del denaro, l’incentivo al più pericoloso disordine morale. Né potrebbe evidentemente mettersi al riparo di una discriminazione di classe rifiutata, alla radice, dalla stessa etica del marxismo, che vede sullo stesso piano il riscatto degli uni dalla loro miseria di sfruttati e degli altri dalla loro vergogna di sfruttatori, ponendo l’uomo al di sopra della mischia degli interessi privati e dei preconcetti personali.
Specialmente per la dignità superiore della rivista, i miei scrupoli suscitarono un largo interesse e stimolarono nella stampa una vivace discussione. In uno degli stelloncini quotidiani del Corriere della sera Ettore Vanni, severa coscienza liberale, sottolineò il significato di quella presa di posizione, asserendo di condividerne le premesse ispiratrici. [….]
Da Novara, in prima estate, mi fecero sapere che m’avrebbe visitato l’onorevole Francesco Beltrami. Il suo nome di vecchio e severo divulgatore del socialismo era assai noto anche da noi. Si convenne di farlo parlare, in teatro, dei problemi sociali più urgenti del dopoguerra … “Il socialismo” disse “non è, come molti credono, un ideale di bontà, ma di giustizia. Buono può essere ciascuno, nei rapporti personali, privati; la collettività no. Essa non deve perdonare le miserie e i sacrifici, anche e sopra tutto morali, che è costretta a subire. Sarebbe come ammettere che gli uomini possono passare sugli uomini. Non c’è niente di più assurdo e inumano. Il torto del cattolicesimo è proprio stato questo: di fare dell’acquiescenza degli umili l’alibi dei potenti. Come se sulla bilancia della giustizia, invece, gli uni pesassero più degli altri. Sulla bilancia della giustizia, invece, gli uomini hanno tutti lo stesso peso. E proprio in questa equiparazione è il senso superiore della democrazia”. ( pp. 183-188, passim)


L’autobiografia di Antonio Greppi (1894 – 1982) è un documento prezioso, per vari motivi:
- perché è testimonianza di una vita che, già dalla prima giovinezza, si è formata ed è cresciuta coltivando gli ideali del socialismo, dagli anni della scuola a quelli della prima guerra mondiale; dall’affermazione del fascismo all’impegno politico, svolto a dispetto della situazione e con tutte le difficoltà del caso; con l’impegno come autore di teatro, di memorie e di romanzi;
- perché la sua formazione, fin dall’età scolare, si è svolta grazie a professori di grande levatura e una indiscutibile passione per la lettura di opere classiche e contemporanee, spesso anche di autori con i quali condivideva la passione politica e l’impegno, anche nei momenti più difficili, fino alla guerra di liberazione.
- perché, scrivendo in contemporanea con gli avvenimenti, oltre ad essere memoria personale diviene anche testimonianza diretta dei fatti storici che hanno segnato i venti anni della dittatura fascista, gli anni del governo Badoglio e della guerra partigiana. Leggendo, si partecipa a riunioni, conferenze spettacoli; si vive il quotidiano dei protagonisti, tra difficoltà di ogni tipo, esilio, arresti, rappresaglie, ecc.
- perché, infine, nei – pochi – capitoli che narrano le vicende successive alla Liberazione, l’assemblea costituente, le prime elezioni, la Carta Costituzionale, l’impegno politico – in una realtà diversa – cambia di segno, passando dall’ideale alla gestione della cosa pubblica …
- Nei ricordi dell’autore, ciò si traduce in un tono di disillusione, a dispetto del suo essere stato il primo sindaco di Milano in età repubblicana, laddove, ci si aspetterebbe una rinascita dell’impegno politico fatto di coesione sulla base di programmi condivisi, proprio in nome della Carta Costituzionale e della sua condivisione tra tutte le forze politiche in nome del superiore interesse della nascente Repubblica e dei suoi cittadini. Sottilmente ma pervicacemente, agli ideali, pur diversi, ma condivisi in nome della Costituzione, si sostituisce l’interesse personale, il gioco di alleanze, gli accordi volti a mantenere il potere … L’autore – che dall’adolescenza all’età adulta ha mantenuto fede ai suoi ideali, nella professione, nell’impegno politico e letterario – percepisce un sottile ma pervicace degrado dell’idealità nella nuova situazione.
- Gli ultimi capitoli sono per certi aspetti fondamentali per decodificare l’attuale degrado della vita pubblica, il generale interesse per il benessere del singolo rispetto alla situazione generale dei cittadini, l’allarmante tendenza all’accentramento dei poteri, a dispetto del prevalente interesse del bene pubblico, in nome dei dettami costituzionali.
Addendum
Nel corso della lettura si incontrano informazioni preziose su testi dello stesso autore e di autori che conosce direttamente o attraverso i loro scritti.
Prenderne nota, diventa un’occasione per ampliare la biblioteca dei ‘libri impossibili’. Segue una selezione, come promemoria:
Antonio Greppi, I poveri fanno la storia, Mondadori 1948
Antonio Greppi, Notti sul Carso, La Prora; L’ornitorinco 2017
Pietro Caleffi, Si fa presto a dire fame, Mondadori 1967
Virgilio Brocchi, Secondo il mio cuore, 1919
Virgilio Brocchi, L’sola sonante, Mondadori 1942
Ettore Janni, Memorie di deputato, Roma-Milano, Edizioni Mondadori,1922
Antonio Fogazzaro, Ascensioni umane, Baldini&Castoldi, 1918






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