Nel redigere un recente “articolo di servizio” si è presentata l’occasione di fare riferimento a un ricordo ormai lontanissimo: l’invito della maestra ad alzarsi in piedi e intonare l’Inno di Mameli (si era nel 1960 e il canto in questione sarebbe diventato inno nazionale nel 2017, ben 57 anni dopo: una testimonianza preziosa della difficoltà di questo paese a fare i conti con il proprio passato, dall’Ottocento in poi).
Ripensando a quel lontano ricordo, ne è riemerso un altro, decisamente più recente: un libro acquistato al termine della suapresentazione, alla presenza dell’autore, Massimo Castoldi, e del direttore del Il Giardino della Poesia. Parole, musica e immagini nei luoghi pascoliani, Miro Gori, a San Mauro Pascoli nel quadro degli incontri realizzati tra luglio e agosto 2025.
Il libro in questione si intitola L’Italia s’è desta. L’inno di Mameli: un canto di pace, Donzelli 2024


Recuperarlo dallo scaffale dei libri in attesa di lettura è stato un attimo. Così è passato immediatamente al primo posto, portandosi con sé tanti altri ricordi (il corso monografico dedicato a Giovanni Pascoli alla Sapienza e tutti gli altri corsi universitari – latino, greco, filologia, storia …), la lunghissima trafila per entrare in ruolo, gli anni dell’insegnamento, la preparazione delle lezioni, la collaborazione con una storica casa editrice torinese …) fino al collocamento a riposo.
Che altro fare se non riempirlo di libri da ‘recensire’ o, meglio ancora, da commentare e organizzare per tematiche per facilitare la lettura di altri? (perché andare in pensione è stata una questione d’età, essere ‘insegnante’ una scelta).
Ora, recensire un libro come L’Italia s’è desta. L’inno di Mameli: un canto di pace è possibile ma, per certi aspetti, riduttivo. Eppure, è un libro indispensabile.
Lo si ricava già dall’incipit dell’Introduzione:
“Scrivere oggi sull’inno di Mameli, il Canto nazionale, significa non solo ricostruirne la genesi e seguirne le tracce della diffusione manoscritta e a stampa, ma anche indagare le ragioni di quella popolarità, che gli ha consentito di transitare dai moti genovesi antecedenti al 1848 ai nostri giorni, attraversando indenne le contraddizioni di quasi cento e ottanta anni di storia d’Italia”.
Si tratta di un saggio che, in cinque capitoli, ricostruisce la genesi e il percorso del testo (parole e musica) nel quadro del contesto storico, politico, sociale dalla prima composizione (la cui copia autografa è conservata nel Museo del Risorgimento di Genova) fino al 2017.
Il corpo del saggio è corredato da un cospicuo apparato di note (filologiche, storiche …) che integrano il ‘racconto’ del testo, del suo autore e delle vicende successive con il supporto di una documentazione filologica, culturale e bibliografica che permette al lettore approfondimenti di ogni tipo.
Giunta agli ultimi due capitoli, inevitabilmente, la lettura attenta è diventata appassionata. L’alunna del 1960 si è sentita chiamata in causa, ha ripensato a quel canto intonato – in piedi, accanto al rispettivo banco – senza nessuna spiegazione. Leggendo, si è sentita cittadina, ha ripensato a tutti gli sforzi fatti lungo quaranta anni di servizio per contestualizzare le lezioni. Ed è scattato il desiderio di trasformare una recensione – per quanto anomala – in un ‘articolo di servizio’ in cui chi legge possa trovare un elenco dei testi citati in nota (anche quelli ormai reperibili solo sul mercato dell’usato o in biblioteca) e magari incuriosirsi.
Perché di questo c’è bisogno in questi tempi difficili.
Di consapevolezza e cittadinanza.
Alcune indicazioni bibliografiche dal capitolo IV di L’Italia s’è desta:
Giuseppe Latronico, Il libro d’oro del fanciullo. Episodi storici, UTET 1932, 1948, 1957
Ettore Fabietti, Mameli, Treves – Treccani – Tuminelli 1933
Aurelio Castoldi, Fratelli, Arti Grafiche Punti 1940
Enciclopedia del ragazzo italiano, Ed. LABOR 1938, 1957, 1959
Domenico Pastorino, Mameli, Garzanti 1946
Luigi Ganapini, (a cura di), “ … Che tempi, però erano bei tempi …”. La Commissione interna della Magneti Marelli nella memoria dei suoi protagonisti, Milano, Angeli, 1986
Luigi Ganapini, Una città, la guerra. Milano (1939-1951), Franco Angeli 1988
Luigi Ganapini, La Repubblica delle Camicie Nere. I combattenti, i politici, gli amministratori, i socializzatori, Garzanti 1999
Tarquinio Maiorino, Giuseppe Marchetti Tricamo – Piero Giordana, Fratelli d’Italia. La vera storia dell’inno di Mameli, Mondadori 2001
Filomena Gargiulo, Ventotene, isola di confino. Confinati politici e isolani sotto le leggi speciali (1926-1943), Ultima Spiaggia 2013
Tullio De Mauro, Storia linguistica dell’Italia repubblicana dal 1946 ai nostri giorni, Laterza 2016
AA.VV., 1943-1945: I «BRAVI» e I «CATTIVI». Italiani e tedeschi tra memoria, responsabilità e stereotipi (Saggi di Thomas Altmeyer, Filippo Focardi, Luigi Ganapini, Paolo Jedlowski, Raoul Pupo), Donzelli 2016
in PICCOLI EROI. Libri e scrittori per ragazzi durante il ventennio fascista, a cura di Massimo Castoldi, Franco Angeli 2017
Massimo Castoldi, Insegnare libertà. Storie di maestri antifascisti, Donzelli 2018

Umberto D’Ottavio, L’inno di Mameli. Una storia lunga 170 anni per diventare ufficiale, Neos Edizioni 2018
Massimo Castoldi, Sfida al balilla razzista. Aurelio Castoldi, maestro socialista e i libri contro la retorica di Mussolini, PRETEXT n. 10, 2019
Filippo Focardi, La guerra della memoria. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal1945 a oggi, Laterza 2020
Massimo Castoldi, Il progetto socialista delle edizioni Labor e la cultura per il popolo 1934-1972. Una sfida al regime in PRETEXT n. 16, 2021
Stefano Pivato, Goffredo Mameli. Fratelli d’Italia, Milano, Garzanti, 2021
Luigi Ganapini, Giorni di tarda estate. Guerra civile nell’Italia del duce, 2022
Rosanna Morace (a cura di), «Strapparsi di dosso il fascismo». L’educazione di regime nella «generazione degli anni difficili», La scuola di Pitagora 2023
Filippo Focardi – Santo Peli (a cura di), Resistenza. La guerra partigiana in Italia (1943-1945), Carocci 2025
Solo ora, in attesa della dose di vaccino antinfluenzale dal medico, leggo.
Snello, agevole, sentimentale. Mi ha fatto riflettere su quanto sia difficile recensire senza rintracciare un legame evocativo in ciò che leggiamo. Io mi sono riconosciuta: circa vent’anni dopo di te, anche io sono stata una bambina col grambiule bianco ed il fiocco azzurro che, ogni mattina, intonava l’inno di Mameli , sollecitata da una maestra cattivissima. Eppure, non ricordo più il suo sadismo, solo la pelle d’oca che provavo per il syn pathos generato da quel canto collettivo.
Ottimo suggerimento di lettura!
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