‘Impressioni’ naturali su tessuto

Cronaca del corso intensivo di ecoprinting di Michela PasiniRosso di Robbia Colori Naturali, Ostello sul Tratturo, Civitaretenga – Navelli (Italy), 3- 5 luglio 2015

Il corso sta per iniziare. La cornice è incantevole: un convento del 1400 recentemente adattato a ostello il cui nome deriva dal fatto che è posto sul tragitto del “tratturo”, ossia della via che percorrevano le greggi durante la ‘transumanza’, il cammino che i pastori hanno affrontato per centinaia di anni, due volte all’anno, in primavera per salire ai pascoli montani e in autunno per scendere verso il mare, fino a quando la pastorizia e le attività ad essa connesse sono state il fulcro di questa regione.

Poi c’è stato il Novecento che ha azzerato tutto, nel bene e nel male. Ora l’intera area si affaccia al nuovo secolo in salita, per così dire, puntando sui prodotti tipici, sul recupero delle tradizioni legate alla pastorizia e sul turismo: l’Ostello sul Tratturo è un modo per ampliare la ricettività e attirare visitatori.

Alle nove di mattina i partecipanti sono pronti e il necessario (contenitori, pentole, fornelli) è perfettamente in ordine. Dopo il primo momento di reciproca conoscenza, Michela (più nota come Rosso di Robbia) coinvolge i partecipanti nella prima attività in programma: una passeggiata nei dintorni alla ricerca di materiali da utilizzare.

Partiamo con cesti e forbici, immergendoci negli ampi spazi scoscesi che presentano una vegetazione assolutamente spontanea e costeggiando in alcuni punti i campi coltivati.

Ne torniamo con un bottino disordinato che Michela ci aiuta a organizzare, dividendo le foglie, i fiori, le bacche, le cortecce, senza ancora dare – volutamente – indicazioni sui risultati che potremo ricavarne. 

Alcuni di noi già hanno qualche esperienza di ecoprinting, altri affrontano per la prima volta un corso. In generale le nostre conoscenze sulle piante da utilizzare sono piuttosto limitate: l’attività di riconoscimento e di classificazione si rivela interessante, coinvolgente e fruttuosa. C’è veramente tanto da imparare, anche in relazione ai materiali che è possibile usare nelle differenti stagioni!

Una volta organizzato il materiale raccolto e suddivisi i tessuti (vegetali da una parte, animali dall’altra) ci ritroviamo tutti seduti attorno al tavolo, armati di quaderno e penna: è arrivata la fase della teoria, con un taglio che possiamo definire storico sperimentale.

Grazie alle parole di Michela si torna a quando i colori si estraevano da fonti naturali e dipendevano dalla vegetazione e dall’ambiente geografico; si affronta la questione delle sostanze e dei materiali utilizzati per la mordenzatura; si parla dei supporti da utilizzare per arrotolarvi i tessuti sui quali vengono disposti i materiali vegetali; si ragiona sulle infinite possibilità di combinazione e disposizione dei materiali, sui risultati sempre diversi e a volte imprevedibili, sulla sensibilità delle stampe o, meglio, delle ‘impressioni su tessuto’ alla luce e al tempo.

L’unicità del processo e del prodotto finito fanno sì che l’effetto di scolorimento o comunque di modificazione del colore rappresentino un pregio e non un difetto, quasi che il procedimento, una volta ottenuta l’impressione sul tessuto prescelto, mantenga una sua vitalità.

La lezione scivola gradualmente dal piano teorico a quello pratico: preparazione dei tessuti (lavaggio senza stiraggio, preammollo); mordenzatura – necessaria per le fibre vegetali – ottenuta con sali metallici o con il tannino, ricavato a sua volta da materiali vegetali (mallo di noce, galle di quercia, legno di castagno, ecc.); pesatura del tessuto e misurazione dell’acqua per definire la quantità di sale da utilizzare per la fase di mordenzatura; la scelta dei supporti (bastoni secchi, canne, barattoli o altri supporti di metallo) sui cui arrotolare e legare accuratamente i tessuti.

Il lavoro è organizzato in prove differenti, per ciascuna delle quali prepareremo una scheda: una prova con fibre non mordenzate, una seconda prova con fibre mordenzate; una con un bagno di robbia e un’altra ancora con un bagno di elicriso. 

Ormai siamo entrati nella fase centrale del lavoro: attorno ai tavoli ferve il lavorio di ciascuno. Il tessuto prescelto ben teso nella porzione di tavolo assegnata, ognuno va in cerca del materiale da disporre sul tessuto in base a scelte personali che in alcuni casi si riveleranno assolutamente infruttuose, in altri daranno risultati incredibili. Si incrociano dubbi, si cerca di risolverli con il buon senso o con l’aiuto del compagno di avventura e di tavolo mentre Michela, sapientemente, non risolve i problemi ma guida nella soluzione: si impara ad arrotolare nel modo migliore e a legare nel modo più stretto possibile e un po’ in tutti c’è l’ansia del neofita per scoprire alla fine i risultati.

La fase emotivamente più coinvolgente c’è – com’è naturale – quando si cominciano a srotolare i fagotti: commenti, esclamazioni, confronti, foto si rincorrono da un tavolo all’altro. La soddisfazione è grande, mentre Michela, sempre professionale, ci sprona a tenere ordinate le nostre prove e improvvisa uno stendino tra due colonne del chiostro, dove un tempo, centinaia di anni fa, i monaci probabilmente lavoravano le erbe che coltivavano nel contiguo orto.

Anche un piccolo rettangolo di stoffa dove una foglia ‘impressa’ si staglia in tutta la sua naturale perfezione diventa oggetto di ammirazione ed emozione.

Di sicuro effetto i tessuti trattati con il bagno di robbia: il fascino del colore sulle mani che strizzano i fagotti, i fagotti messi a scolare e infine lo srotolamento per scoprire, tra tante, l’impressione di una radice e di una foglia di prunus, in un’armonia di colori senza pari.

Mentre i tessuti sono tutti stesi ad asciugare, piano piano si rimette tutto in ordine. I partecipanti arrivano tutti da lontano, non si conoscevano, si sono incontrati per un interesse comune e riportano con sé un arricchimento tutto speciale nel nome della natura, della capacità di Michela di tramettere queste conoscenze con un mix perfettamente equilibrato di passione, teoria e pratica, del particolare fascino di un luogo d’altri tempi che si anima di oggetti, fiori, foglie e colori. 

Elenco dei materiali vegetali raccolti

Camomilla dei tintori,  Elicriso, Foglie e samare di acero, Artemisia, Salvia scabiosa, Salvia sclarea, Rosa canina (foglie e bacche), Euforbia, Papavero, Vite, Erba medica, Globuli di cipresso, Absinthium, Artemisia vulgaris, Noce, Achillea bianca, Reseda, Ciliegio, Reseda Lutea, Verbasco, Malvone, Prunus, Iperico, Galium.

TESTO: Rosa Rossi – FOTO: Elia Palange

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