Quello che segue è solo un promemoria per un articolo in fieri. Lo pubblico così, dedicandolo alle tessitrici che ho incontrato, a quelle che conosco solo virtualmente, a quelle che incontro nei libri (soprattutto in quelli ‘fuori moda’).
Lo pubblico così per alcuni motivi:
- perché il mondo della tessitura e quello della filatura sono oggi una forma di resistenza al prodotto industriale, ai tessuti sintetici, al lavoro delocalizzato con tutte le problematiche che ne conseguono. Una forma di resistenza coraggiosa, controcorrente, ramificata (in Italia e nel mondo), soprattutto femminile ma non solo;
- perché filatura e tessitura sono state attività casalinghe fino alla prima metà del secolo scorso, pur accostate alla produzione industriale sempre crescente. Poi sono state abbandonate, nel giro di alcuni decenni. Fanno parte di quell’insieme di attività messe repentinamente nel dimenticatoio o in soffitta. Chi pratica queste attività ha il merito di aver capito che abbandonarle non è stata una buona idea, per noi e per l’ambiente;
- perché occuparmi di testi classici è stato il mio lavoro per tutta la vita lavorativa e l’ho sempre fatto cercando e trovando motivazione per leggerli a studenti tutti incentrati sul presente e sul futuro. L’ho fatto con convinzione e passione, riuscendoci in alcuni casi, fallendo miseramente in tanti altri, come capita quando si ha a che fare con la formazione;
- perché i poemi omerici – e l’Odissea in particolare – sono anche una sorta di enciclopedia dell’artigianato e della cultura materiale, rappresentando un terreno fertile di riflessione ancora oggi;
- perché da Omero in poi, fino a oggi, i testi letterari, sono anche lo specchio della vita quotidiana e, in quanto tali, meritano di essere letti e ricordati.
Chi sono le protagoniste dei versi che seguono?
Nell’ordine: Elena, Calipso, le ancelle dei Feaci (e di Nausicaa!), Circe, Penelope. Un campionario di figure femminili di tutto rispetto del quale si è parlato, si parla e si continuerà a parlare in futuro: cambiano le mode, i costumi … ma i modelli di comportamento si ripetono e si somigliano, in tutte le loro multiformi sfaccettature e nonostante i cambiamenti.
… le donò una conocchia d’oro e il cesto d’argento
fornito di ruote e sopra gli orli erano intarsiati d’oro.
Questo, pieno zeppo di filato ben ritorto le portò
l’ancella Filò e le mise accanto; e su di esso
la conocchia stava distesa con la lana di un viola cupo.
Odissea, IV, 131-135
Il fuoco ardeva sul focolare, un grande fuoco, e lontano
per l’isola arrivava il profumo di fissile cedro
e di tuia, che bruciavano: Dentro cantava con la sua voce bella
e con l’aurea spola percorrendo il telaio, ella tesseva …
Odissea, V, 59-62
… alcune alle mole macinano biondo frumento,
altre tessono tele e fanno girare i fusi …
Odissea, VII, 104-105
Si fermarono alle porte della dea dai riccioli belli:
Udivano Circe che con bella voce all’interno cantava,
impegnata in una tela grande immortale, come sono
i lavori delle dèe, delicati e belli e splendidi.
Odissea, X, 220-223
Per prima cosa, un dio mi ha ispirato nell’animo
di impiantare nella mia casa un grande telaio e di tessere,
un tessuto sottile e smisurato.
Odissea, XIX 138-140
E allora, durante il giorno tessevo la grande tela
Ma la notte, sistemate accanto le torce, la disfacevo.
Odissea XIX 149-150
Nel titolo ho inserito anche la tintura, volutamente. Perché, dove si parla di un filato colorato, il colore è una tonalità scura di viola. In greco antico ἰοδνεφής ‘viola scuro’. E’ un aggettivo composto da due sostantivi (ϝ)ἴον ‘viola’ e δνόφος ‘oscurità’, ossia uno di quegli innumerevoli termini del greco antico che permettono di parlare di legami, derivazioni, trasformazioni ed eredità tra le lingue, incuriosendo tanti e, con ogni probabilità, annoiando tanti altri.
Con questa notazione coloristica chiamo in causa anche chi si occupa di tintura vegetale e lo fa in modo consapevole, contrastando la chimica di sintesi a vantaggio della chimica naturale … Da quanto so, il viola si ottiene dal legno campeggio (Haematoxylum campechianum, originario dell’America centrale). Impossibile, dunque, ai tempi di Omero!
Non so dire da quale pianta o combinazione di piante o di altri materiali ottenessero il viola scuro dei filati offerti in regalo a Elena. Ma vale la pena indagare.
(Le traduzioni dei passi dell’Odissea sono di autori diversi. Le foto sono relative a tessitrici / tessitori differenti, alcune riesco ad attribuirle, altre non più. Delle tessitrici che ho incontrato, di persona o solo in modo virtuale mi ricordo. Per non fare torto a nessuna, preferisco non fare nomi)
TESTO E FOTO: Rosa Rossi
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