“Non scendere mai, Fonsina”. Leggendo Simona Baldelli, Alfonsina e la strada, Sellerio 2021

Secondo una consuetudine consolidata della Casa Editrice Sellerio, la prima e la quarta pagina della sovracopertina contengono autore, titolo, un’immagine (in questo caso, una foto d’epoca) e il nome della casa editrice (fronte), una breve frase sul contenuto del romanzo e l’ISBN (retro). L’aletta anteriore della sovracopertina riporta una breve recensione del romanzo che continua in quella posteriore, completata da una veloce biografia dell’autrice. 

Come di consueto, dai dintorni del testo (ossia da tutto ciò che si trova prima e dopo il romanzo vero e proprio, compresa la dedica: A Marga, coi fianchi sul sellino e gli occhi fra le stelle), passo direttamente alle pagine conclusive (Ringraziamenti) in cui l’autrice fornisce le chiavi per capire perché e come è nato il romanzo, ossia la passione per lo sport e le sfide affrontate per ricostruire la storia. Passioni che condivide con Roberta Bovaia, (ispanista, traduttrice e ciclista) e di cui ha avuto modo di parlare con Margherita Hack alla quale dedica il romanzo con il nomignolo Marga e della quale ha letto il suo, La mia vita in bicicletta(Sperling & Kupfer, 2013).

Dopo un elenco circostanziato di persone che l’hanno supportata per le indispensabili ricerche, l’autrice dedica alcune righe – fondamentali – ad Alfonsina e alla sua storia soffermandosi con particolare attenzione alle difficoltà e alle problematiche di tradurla in romanzo:

Questa è la sua storia, ma scrivere un romanzo, benché biografico, non è solo inanellare aneddoti. Occorre trovare una crepa in cui infilarsi e, pur nel rispetto dei fatti e dei personaggi, introdurre la voce di chi scrive, e mantenere il filo del discorso. A cercare con puntiglio, alcuni particolari risulteranno imprecisi, ma la sostanza dei fatti no. A cominciare dagli episodi più rocamboleschi, incredibili per chi, al contrario di lei, non vuole vedere oltre l’orizzonte e si ostina a fissare il dito invece della luna”.

I verbi all’infinito che introducono il metodo di lavoro (inanellare … / introdurre … / mantenere …) sono indicazioni preziose. Quando il lettore – chi scrive, in questo caso – si rende conto che la narrazione è affidata a più voci e ‘inanella’ date diverse, prendendo le mosse dal 13 settembre 1959 e tornando indietro nel tempo ad eventi piccoli e grandi per raccontare l’avventura di una donna che ha ‘scombinato’ il ruolo femminile, corrente ai suoi tempi (ma siamo sicuri che – in parte – non sia ancora attivo, pronto a riemergere ad ogni occasione?), può decidere di prendere appunti, suddividendoli capitolo per capitolo.

Rimane il dubbio se lasciarli al loro posto. Infine decido di cassarli, limitandomi a riportare le date degli avvenimenti. Sono indicazioni preziose per comprendere come l’autore è entrato nel mondo di Alfonsina, ricostruendolo con il supporto di narratori diversi per seguirne movimenti, azioni, pensieri lungo l’arco di una vita inconsueta (tra lavoro di sarta iniziato già da bambina e quello di ‘corridora’, nonostante tutto) e, per la mentalità del tempo, tanto originale da essere considerato scandaloso: 

13 settembre 1959 (incipit della narrazione / morte di Alfonsina Strada)

12 settembre 1959 (lancio della sonda Luna 2)

6 marzo 1891 (nascita di Alfonsina Strada)

2017 (Antonia, ormai ottantenne, riprende il filo dei ricordi)

1904 La Montagnola, Bologna

13 settembre 1959 Tre Valli Varesine

1909 San Pietroburgo

1917 – 1923 Milano

1924 Il Giro d’Italia

Le stesse date ricorrono più di una volta, non in ordine cronologico ma nell’ordine in cui gli avvenimenti della vita di Alfonsina si alternano in un andirivieni che segue i pensieri che si ‘inanellano’ nella sua mente e in quella di chi la ricorda piuttosto che la linearità dello svolgimento dei fatti.

Proprio per questo è un libro da leggere lentamente, scoprendosi a tornare sui propri passi per rileggere e meglio apprezzare, come è capitato a chi scrive, che – proprio per questo – ha preferito eliminare gli appunti, lasciando a quanti saranno invogliati a leggere il libro il piacere della scoperta.

Il romanzo storico è un genere letterario non facile. Ha bisogno di una documentazione adeguata. Lo stesso vale per il romanzo biografico che si propone di raccontare una vita in stretta connessione con il periodo storico in cui è stata vissuta. Anche il romanzo biografico deve rispettare le indicazioni di metodo che l’autore si è prefisso.

In corso di lettura è facile rendersi conto che le premesse metodologiche sono rispettate e che – con ogni probabilità – l’autore non si è limitato alla lettura dei documenti che cita nei ringraziamenti.

Forse ha fatto ricerche negli archivi (i giornali sportivi citati non sono presenti nell’Emeroteca nazionale di Roma ma esistono negli archivi dell’editore e con ogni probabilità in altri archivi specializzati).

È quasi inevitabile correre con il pensiero all’uso delle grida ne I Promessi sposi di Alessandro Manzoni e immaginare Simona Baldelli intenta a scartabellare i fascicoli dei giornali d’epoca con le cronache delle tappe e, magari, qualche articolo di costume sulle riviste (vere e proprie miniere di informazioni per ricostruire pensieri, modi di essere, pregiudizi, costumi di un’epoca).

Tutte cose che garantiscono la comprensione a tutto tondo di una fase storica determinata.

Anche io ho avuto una bicicletta

Il 13 settembre 1959, ero una bambina che aveva compiuto otto anni da meno di un mese, stava trascorrendo l’estate in campagna dai nonni, come ogni anno, e non aveva accesso a notizie al di fuori del mondo circoscritto della casa, del podere e della famiglia che se ne occupava. E, sicuramente, non aveva ancora una bicicletta (anche se aveva avuto un triciclo). Non sapeva niente di corse in bicicletta né di tanto altro.

Ma conosceva il ritornello Ma dove vai bellezza in bicicletta? canticchiato come molti altri dalla governante dei nonni durante le passeggiate pomeridiane, una sorta di finestra sul mondo oltre l’accesso ai campi, all’orto, all’aia, ai filari di vite e di alberi da frutto, ecc. senza avere idea dell’esistenza di un film con lo stesso titolo (che risaliva al 1951 ed era interpretato da Silvana Pampanini.

La bicicletta sarebbe arrivata alla metà degli anni Sessanta, quasi in contemporanea con la televisione che, tra le altre finestre sul mondo, ha spalancato anche quella sul Giro d’Italia (e su quello di Francia), al punto che, pur non essendo una sportiva, ricordo ancora le telecronache e i nomi dei campioni di allora).

Così, in corso di lettura, due passi hanno sollecitato l’attenzione e attivato ricordi.

A pagina 253: “Le salite di Radicofani e dei Cimini le fecero vedere i sorci verdi, ma le superò”.

Quindi, Alfonsina è passata lungo la Cimina, ha visto il ‘mio’ lago e i ‘miei’ monti, quelli dove il nonno mi indicava con il bastone funghi, fiori, insetti durante le scampagnate. 

E, ancora, la descrizione della tappa Isernia – L’Aquila durante il giro d’Italia del 1924, lungo la strada statale 17. Proprio da un paese arroccato su un colle lungo la statale, Navelli, ho osservato, dall’alto, la teoria dei corridori che da Sulmona, superato il dislivello delle svolte di Popoli, si avviavano verso l’Aquila dove la tappa si concludeva, per due volte, nel 2010 e nel 2019. 

Le indicazioni dell’autrice nella pagina dei Ringraziamenti sono preziose e meritano di essere seguite. Così recupero il video del gruppo cui si deve Alfonsina e la bici, i Têtes de Bois (in cui Alfonsina è efficacemente interpretata da Margherita Hack). Verifico i siti de La Gazzetta dello Sport  e del Guerin Sportivo e organizzo un elenco di letture sull’argomento, cartacee e online:

Margherita Hack, La mia vita in bicicletta, Ediciclo, 2011

Gudrun Maierhof – Katinka Schröder, Ma dove vai bellezza in bicicletta? Come le donne, temerarie e intrepide, conquistarono la bicicletta, 2003 La Tartaruga

Paolo Facchinetti, Gli anni ruggenti di Alfonsina Strada, Ediciclo 2004

Alfonsina, La corridora

Gianni Celati, Narratori delle pianure, Feltrinelli 1984, 2018

Alfonsina la Ribelle 

La storia di Alfonsina Strada 

La storia di Alfonsina Strada “In cerca di storie” – Podcast di Stefano Frau 

Infine, preso in prestito anche il titolo di Margherita Hack in biblioteca (come in biblioteca ho trovato quello di Simona Baldelli), ne inizio la lettura. O, per usare un termine ‘baldelliano’, ‘inanello’ libri, per esaminare storie e capire quella di un secolo – il Ventesimo – tanto complicato da meritare attenzione, studi e analisi per comprendere come la sua eredità sia ancora drammaticamente presente nella cronaca dei nostri giorni.

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