Romagna – Toscana, senza autostrada: una sfida per un fine settimana speciale

Gli amici da cui ha preso le mosse la decisione di trasferirci in Romagna ci decantano ad ogni occasione le loro gite su due ruote verso l’Appennino tosco-romagnolo. La differenza di età tra noi e loro è tutta a nostro svantaggio e non ci permette l’uso delle due ruote. D’altra parte, scoprire il passaggio dalla Romagna alla Toscana evitando le autostrade è una sfida percorribile. Così alla prima occasione cerchiamo e troviamo un Bed and Breakfast che ci sembra interessante e alla nostra portata, nella campagna in provincia di Firenze (a pochi chilometri da Tavarnelle Val di Pesa) e a distanza ragionevole da Siena, Volterra, San Gimignano ecc.): Villa Moris B&B.

L’itinerario è presto fatto: da Savignano si percorre la via Emilia fino a Cesena, poi, in direzione Forlì, si imbocca la SS67 e si prosegue, salendo, fino al passo del Muraglione dove inizia la discesa verso Firenze.

Salita e discesa, a velocità inevitabilmente contenuta, fanno parte integrante del viaggio: lo spettacolo dei boschi che accennano a cambiare colore – in ritardo, viste le temperature estive che solo in questa metà ottobre cominciano ad abbassarsi.

Giunti alla periferia di Firenze è necessario fare attenzione: le indicazioni per proseguire sono tutte per imboccare l’autostrada e non è facile riuscire ad imboccare la strada giusta (la SS. 2 Via Cassia), Per non sbagliare è preferibile imboccarla a San Casciano in Val di Pesa proseguendo per Tavarnelle Val di Pesa (Villa Moris si trova pochi km prima, in via Romita, una strada di campagna tra campi coltivati che si estendono in tutte le direzioni).

All’imbocco di uno stradello ricoperto di alberi a formare quasi un tunnel troviamo l’indicazione del BB e dopo pochi metri un ampio piazzale dove si affacciano alcune abitazioni, sulla sinistra la scalinata che conduce al primo piano della grande casa che ospita il BB. Verde, bruno, sfumature di ocra e rosso, marrone sono i colori prevalenti (piante, pareti, porte, scale) e tra le siepi la luce del sole schermata dalle siepi che illumina i campi coltivati.

Verde, bruno, sfumature di ocra e rosso, marrone sono i colori prevalenti (piante, pareti, porte, scale) e tra le siepi la luce del sole schermata dalle siepi che illumina i campi coltivati.

L’interno è una scoperta incredibile. Mi sento tornare indietro nel tempo. Per un attimo mi sento a casa dei nonni, campagna.

Gli arredi, i quadri, le collezioni disposte alle pareti, su tavoli grandi e piccoli, i tessuti (tende, tappeti, …), i libri, le stampe … parlano di un mondo ‘antico’ che rivive grazie alla memoria, al cuore, al pensiero della proprietaria che ha curato tutto nei minimi particolari per rivivere in prima persona gusti, affetti, ricordi preziosi, trasmettendoli ai suoi ospiti. E tutto questo, accostato ad ambienti di servizio (cucina, ecc.) perfettamente adeguati al vivere moderno per accogliere gli ospiti in tutta comodità e serenità. 

L’interno è una scoperta incredibile. Mi sento tornare indietro nel tempo. Per un attimo mi sento a casa dei nonni, campagna.

Gli arredi, i quadri, le collezioni disposte alle pareti, su tavoli grandi e piccoli, i tessuti (tende, tappeti, …), i libri, le stampe … parlano di un mondo ‘antico’ che rivive grazie alla memoria, al cuore, al pensiero della proprietaria che ha curato tutto nei minimi particolari per rivivere in prima persona gusti, affetti, ricordi preziosi, trasmettendoli ai suoi ospiti. E tutto questo, accostato ad ambienti di servizio (cucina, ecc.) perfettamente adeguati al vivere moderno per accogliere gli ospiti in tutta comodità e serenità.

Da questo luogo speciale abbiamo approfittato per visitare – dopo decenni – Siena e Volterra, riportando alla mente cose già viste, ripercorrendo strade già percorse e ricordando cose assopite nella memoria e rendendole nuovamente vive.

In entrambi i casi si tratta di veri e propri musei a cielo aperto, dove alcune cose sono cambiate (per il proseguimento di lavori o ristrutturazioni di spazi, allestimenti, strutture) mentre altre sono rimaste invariate.

È stata un’occasione preziosa per recuperare dalla memoria viaggi, incontri, aneddoti; per ricordare gite scolastiche con alunni ginnasiali e liceali che oggi sono a loro volta lavoratori, professionisti, adulti, genitori e, soprattutto, per verificare la tenuta della memoria e ‘rispolverare’ tante informazioni che giacciono in profondità ne cuore e nella mente.

Alla fine, una volta a casa, quello che sicuramente rimarrà, insieme alla squisita accoglienza della nostra ospite,  sarà il tuffo al cuore ricevuto quando, per andare in entrambe le località, il navigatore avvisa, in prossimità dell’incrocio della strada sterrata: “imboccare a destra la Strada statale Cassia in direzione …” perché anche per arrivare nella casa di campagna dei nonni si doveva percorrere la via Cassia, in direzione Nord (partendo da Roma) o in direzione Sud (partendo da Viterbo)!

Appendice culinaria

Risolto brillantemente il problema della colazione, servita alle 8,30 nell’apposita sala, e quello del pranzo con uno spuntino veloce che è uguale in ogni dove per questioni di praticità e che, spesso, si può risolvere con un po’ di frutta preparata prima di uscire, rimane il problema della cena.

Dopo una giornata piena, dedicata ai luoghi da visitare (musei, passeggiate in parchi, belvederi acropoli, ecc.), resta il problema della cena, possibilmente nei pressi del BB. Eccoci così alle prese con i ristoranti in zona.

E, a questo punto, ci si scontra con la cucina locale, ossia la tipica cucina toscana che, per chi, come noi, ha ridotto drasticamente il consumo di carne, pur senza eliminarlo del tutto, diventa un problema.

La varietà e la quantità di piatti a base di carne è incredibile (fiorentine, filetti appena scottati – ossia al sangue – e di dimensioni che ai nostri occhi appaiono enormi, arrosti di ogni tipo).

Peraltro, non mancano mai insalate miste e verdure variamente preparate, fritte, ripassate ecc. che risolvono brillantemente il problema.

In particolare, presso il ristorante La Foresta (a un chilometro circa dal BB), optiamo per un piatto di ribollita, la tipica zuppa toscana a base di vegetali. Tiepida, ricca di sapori e abbondante. È ben più di un minestrone: più densa, più saporita, più ricca. Viene il sospetto, legittimo, che qualche cosa di non vegetale sia parte della ricetta, sia pure in quantità minima e ben mimetizzato.

Al ritorno, vado in cerca – tra i numerosi libri di ricette che ho collezionato in una vita (pur non avendo una grande passione per stare davanti ai fornelli, la passione per i libri si estende anche ai libri di ricette!) – del ricettario di Pellegrino Artusi, acquistato nel 1973 per la curiosità di leggere le ricette più che per sperimentarle. Con una buona dose di fortuna, lo trovo facilmente tra le centinaia e centinaia di libri che stiamo cercando di organizzare per tipologie e in ordine alfabetico. La identifico nel numero 58. Zuppa toscana di magro alla contadina. E, come sospettavo, anche nella ribollita non poteva mancare qualcosa derivato da un animale, in questo caso il maiale. L’ultimo dei nove ingredienti elencati è costituito da:

  • alcune cotenne di carnesecca o di prosciutto tagliate a striscie

Proverremo a farla (rigorosamente senza cotenne!)

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