Borgo Case Nuove. Vite incrociate.

Autore: Alessandro Marenco

Casa editrice: Temposospeso. Editoria di resistenza, 2023

Una fabbrica. Anzi, una fabbrica che si avvia alla chiusura dell’attività. Tanti lavoratori (con funzioni e livelli diversi). Tante famiglie. Altrettanti appartamenti. 

Questo in estrema sintesi il contenuto del romanzo. Ma l’autore, Alessandro Marenco, oltre ad aver lavorato per venti anni nella fabbrica in questione, ha una tale capacità di osservazione, un’abilità di cogliere l’intersecarsi di persone e di eventi, un’intuizione capace di svelare anche semplicemente dall’espressione su un volto il dramma o – più raramente – la felicità di una singola persona che si arriva alla conclusione del romanzo con la precisa sensazione di aver conosciuto tutti i protagonisti.

La fabbrica in questione è la Ferrania, nei pressi di Cairo Montenotte, in provincia di Savona. Confesso, umilmente, di non sapere dove si trovasse, anche se – in modo molto diverso, ossia da semplice ‘utente’ dei suoi prodotti – è stata anche parte della mia vita.

Anzi, quando ho iniziato la lettura, premurandomi di andare a colmare le lacune, ho fatto mente locale su quanto ho in casa che proviene direttamente dalla Ferrania: ed eccomi a frugare tra le consunte e datate scatole di cartone dove conserviamo i negativi di vecchie fotografie ancora nelle loro buste così, come venivano riconsegnate dal fotografo al quale qualche giorno prima era stato lasciato il rullino da sviluppare. Da quei negativi e dalle relative foto, emergono tutti i ricordi di una vita, tra gli anni Cinquanta, Sessanta e oltre, fino a quando i nuovi sistemi sono cambiati tanto da poter scattare foto al volo, con il cellulare, in qualsiasi momento, e da poter conservare le foto nella memoria dello stesso dispositivo, senza più doversi preoccupare di scaricarle, conservarle e preservarle dall’inevitabile deperimento. Non solo, passo velocemente in rassegna le pubblicità della Ferrania disseminate nei vecchi numeri de La vie d’Italia, la rivista del Touring Club d’Italia che circolavano a casa dei nonni e che conservo gelosamente.

Penso tra me e me a quante famiglie conservano le immagini ormai ingiallite delle loro storie, dei loro cari, dei luoghi visitati, di vecchie scene di lavoro (tra le mie ci sono foto del pozzo dove si attingeva l’acqua, del pagliaio a cono, anche della sferragliante trebbiatrice che arrivava sull’aia al tempo della mietitura). Insomma un mondo immortalato su pellicole Ferrania, diventato memoria tangibile degli anni trascorsi.

Il titolo – Borgo Case Nuove – si riferisce alle palazzine volute dalla Ferrania nei pressi del luogo di lavoro e non lontane dagli stessi campi che lavoravano regolarmente molti degli uomini poi assunti in fabbrica come operai o tecnici.

Come dire, casa e bottega. E per quei tempi deve essere stata una situazione più che dignitosa per le numerose famiglie che hanno vissuto un’intera vita vicino al posto di lavoro del capofamiglia, in molti casi rimanendo nell’appartamento anche oltre la pensione o lasciandolo a un figlio, entrato a sua volta in fabbrica.

Poi c’è la parte fondamentale, ossia le storie. Un campionario di storie: quindici per la precisione, selezionate tra le persone che occupano i sei appartamenti di una palazzina.

Come l’autore spiega nel breve capitolo di chiusura in cui prende direttamente la parola, nessuna storia è vera ma tutte lo sono. Non esiste cioè corrispondenza esatta tra la storia di ciascuno, ma i fatti narrati sono tutti accaduti. Nessuno si può riconoscere nel singolo personaggio ma, se esistesse qualcuno che li avesse conosciuti tutti, dall’inizio alla fine, nei minimi particolari, anche i più intimi, potrebbe ricostruire il singolo personaggio scomponendo e ricomponendo ciascuna storia. 

La validità, l’interesse e il piacere della narrazione consistono proprio in questa capacità dell’autore di ricomporre storie di singoli individui – mogli, mariti, figli, impiegati e operai, giovani e anziani, pensionati – tra fabbrica e casa, ossia nei luoghi dove la vita scorre giorno dopo giorno, intersecandosi e ingarbugliandosi, tra quotidianità, monotonia, piccole beghe condominiali e veri e propri drammi entro le mura domestiche o negli immediati pressi. 

Partendo in ordine inverso, rispetto a quello usuale (dall’interno 1 all’interno 6) e non sempre consequenziale, la vita dei singoli nuclei si sviluppa, incrociandosi a volte in modo drammatico, ampliandosi con l’arrivo dei figli: spesso in modo prevedibile; a volte totalmente inaspettato, portando con sé tutte le incognite della vita che, non di rado, risulta inimmaginabile perché il caso, le malattie, i malanni, i vizi e, perché no, anche i dispetti, le maldicenze e le vere e proprie malvagità che possono inquinare anche gli ambienti più tranquilli, sono sempre dietro l’angolo.

Ed è un mondo in cui i lavoratori sono prevalentemente uomini.

Le donne ci sono. Sono mogli. Sono madri. A volte, loro malgrado e senza grandi soddisfazioni. Contraddistinte, per tradizione ed educazione, da un grande senso di responsabilità nei confronti di anziani, figli e mariti. E, ahimè, disposte a subire. Ma anche sempre capaci di cavarsela, in un modo o nell’altro, anche nelle situazioni più complesse e, apparentemente, senza via d’uscita.

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