Cronaca di un giorno di aprile 2018
Una ‘quasi’ settimana di pioggia. La settimana dedicata ai nipotini, per la precisione. Pioggia, pioggia e ancora pioggia. Non la consueta pioggerellina londinese che, tutto sommato, non ha neppure bisogno di ombrello.
È impossibile uscire, impossibile anche attraversare la strada per andare a camminare nel parco. Giorni interi dedicati ai libri, al disegno, alle costruzioni!
Quando finalmente si affaccia un po’ di cielo oltre le nuvole, decidiamo di raggiungere una meta un po’ più asciutta del prato davanti casa.
Abbiamo visto la pubblicità di una mostra appena inaugurata al Victoria&Albert Museum for Childhood, dedicata al Design nordico per l’infanzia del secolo scorso.
Il Victoria &Albert Museum for Childhood è un museo un po’ speciale: c’è tutto quello che deve esserci in un museo – le vetrine, le collezioni, le foto, lo shop con libri, guide, gadget, il bar – ma anche tante aree gioco e un’intera area picnic per chi vuole portarsi il pranzo al sacco.Â
Nelle vetrine ci sono così tanti oggetti che non ci si annoia: ogni volta si scopre qualcosa di nuovo, sul quale l’attenzione non si era soffermata durante la visita precedente.
I giochi d’altri tempi sono raggruppati per tipologie, così i bambini si sparpagliano secondo quello che li attrae di più, salvo ogni tanto a scoprirsi a guardare le stesse cose.
Ci sono cavalli a dondolo, trenini, stoviglie, case per le bambole ma anche seggioloni, robot, carrozzine, dai primi improbabili modelli a quelli più recenti …
La zona dedicata al design nordico non è molto ampia ma molto ben organizzata: procede per sezioni con molta attenzione alla letteratura per l’infanzia e ai suoi derivati. In primo piano, naturalmente, i personaggi di Tove Jansson e quelli di Astrid Lindgreen.Â
Girovaghiamo, sostiamo un po’ qui, un po’ là : sorprendo le nipotine con indosso abiti e scarpe d’altri tempi che hanno scelto tra un mucchio di tanti altri messi a disposizione per i piccoli visitatori. e scopro una vetrina tutta dedicata al cucito e al lavoro a maglia.

POST SCRIPTUM
La cronaca risale a poco più di due anni fa. Alcune cose sono cambiate.Â
La prima è che la pioggia sta diventando un miraggio, anche nella piovosissima Londra. Da quella settimana di aprile non mi sembra ci siano stati periodi così piovosi. E questa non è una bella notizia, per l’ambiente in generale.
La seconda è che quest’anno sono saltati tutti gli appuntamenti con i nipotini. Se fosse una scelta personale non varrebbe la pena parlarne.
Ma gli appuntamenti sono saltati per la chiusura delle attività , a seguito della diffusione del contagio da Coronavirus e alle conseguenti misure di distanziamento e di chiusura delle attività .Â
Ancora stamani, il sito del Victoria &Albert Museum for Childhood si apre con un avviso:
The health and wellbeing of our visitors and staff is our highest priority. In line with the latest advice from Public Health England, all V&A sites (South Kensington, Museum of Childhood, Blythe House, V&A Dundee) will temporarily close from 18 March.
La preoccupazione, a questo punto, è se e come riprendere le attività . Viaggiare con il rischio di rimanere bloccati o attendere pazientemente? Soprattutto perché, per motivi che sfuggono alla comprensione e che poco hanno a che fare con la ragionevolezza, una volta raggiunta la fase calante del contagio, sembra che molti abbiano già dimenticato tutto e riprendano come nulla fosse le attività che comportano assembramenti, rendendosi responsabili della sua ripresa.
C’è un problema nell’aria, per molti aspetti più grave del virus stesso: l’incapacità sempre più diffusa di serbare memoria dei fatti, anche quelli recentissimi. Abbinata alla disinformazione, diventa il vero pericolo della fase storica che stiamo vivendo.
TESTO E FOTO: Rosa Rossi
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TESTO E FOTO: Rosa Rossi







