Dalla pecora al filo. La lana come risorsa

Per raggiungere Maria, si sale e si scende, poi si sale e si scende ancora, più e più volte. In linea d’aria, da Poggio Berni (ossia, dal laboratorio di Rosso di Robbia, dove mi trovo), la distanza è veramente poca.

Ma, una volta lasciata la pianura, la strada segue il dislivello, collina dopo collina, fino ad Ardiano (Comune di Roncofreddo, Forlì-Cesena), dove in cima a un cucuzzolo c’è la casa di Maria e di Paolo. Maria mi accoglie per raccontarmi la sua storia, come ogni storia, unica e speciale.

Comincia a Lisbona, dove Maria nasce (e questo spiega la particolarità del suo nome completo che, secondo l’uso portoghese, somma tutti i cognomi di famiglia: Maria Joao Tavares das Neves Viegas Pimentel).

A Lisbona, in famiglia, impara a lavorare a maglia e all’uncinetto – come ancora era usuale tra anni Settanta e anni Ottanta del secolo scorso in Portogallo. Prosegue a Porto, sempre in Portogallo, dove frequenta la facoltà di Architettura e dove incontra Paolo che studia architettura a Milano ed è originario di Cesena. 

Sono queste le premesse per capire il seguito. Maria, nonostante gli studi intrapresi, non è convinta di voler fare l’architetto. E’ attratta piuttosto da lavori che abbinino creatività e manualità, sicuramente influenzata dalla formazione artigianale tradizionale, ed è alla continua ricerca del settore in cui realizzare la sua aspirazione (tra cui la ceramica).

Per un periodo, ancora molto giovane, approda in Danimarca, sull’isola di Bornholm, dove soggiorna per un periodo in casa di architetti (ceramisti), vivendo il periodo di fioritura e rinnovamento delle attività artistiche e artigianali realizzate nelle tipiche case botteghe dell’isola dove scopre la voglia di vivere in campagna e fare “casa-bottega”.

Quando infine le scelte personali portano Maria e Paolo a optare, come loro residenza, per l’Italia, il loro progetto di vita si concretizza nell’acquisto di una casa e di podere. 

La scelta si trasforma in una vera sfida: Maria, nata cittadina, deve riconvertirsi alla vita di campagna. In questo nuovo contesto, sceglie di realizzare un progetto di recupero e utilizzo della lana delle pecore appenniniche, in via di estinzione, LANA VIVA.

La sfida inizia con 10 pecore, un montone (oltre a due asinelli), una terra collinosa – in buona parte adibita a bosco – e un’idea base: quella di utilizzare la lana, ormai declassata a rifiuto speciale, dalla tosatura fino alla trasformazione in lana cardata (per il feltro) e lana filata (per i lavori a maglia). 

La sfida consiste soprattutto nella capacità di Maria di apprendere tutte le fasi di lavorazione, sperimentando, frequentando corsi, mettendosi in discussione e imparando progressivamente a diventare autonoma.

E’ a Filo lungo filo, un nodo si farà nel 2007 quando l’evento, organizzato dal 1995 dall’Associazione Amici della Scuola Leumann (Collegno, Torino), è dedicato interamente alla trasformazione della lana. Segue alcuni corsi di Feltrosa, l’evento annuale del Coordinamento Tessitori di cui Eva Basile è instancabile animatrice.

Oggi può dire di aver realizzato il suo sogno: diventare custode della tradizione realizzando con la lana tutto il realizzabile, con l’ambizione di non buttare niente, neanche il più piccolo ciuffo o filo. La lana da rifiuto a risorsa, al 100%!

Sedute attorno al tavolo del suo studio, Maria racconta le sue ‘creature’: lana cardata, matasse pronte da lavorare (nei colori naturali o in quelli vegetali di Michela Pasini) sciarpe, cappucci, oggetti e cappelli in feltro e tanti libri, in italiano e in portoghese. Mi mostra alcuni cappelli in feltro ottenuti da un telo ritagliato su un modello, una sua innovazione rispetto all’uso consolidato.

La sua esperienza di taglio e cucito l’ha portata a trattare il feltro come un tessuto, creando i modelli e cucendo tutti i manufatti a mano con resistente filo di canapa. Mentre racconta, si mette all’arcolaio per una dimostrazione di filatura con l’arcolaio della lana delle pecore appenniniche.

Alla fine della lunga chiacchierata ci trasferiamo nel laboratorio per una dimostrazione del processo di feltratura e modellatura di un contenitore, con sapone e acqua bollente, fino al risciacquo. Un lavoro faticoso, unico, creativo, attento all’ambiente e alle risorse. Non è poco!

TESTO E FOTO: Rosa Rossi

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