La storia di questo esperimento è iniziata, ormai molti mesi fa, in un piccolo, affascinate negozio di Soho a Londra, Cloth House (nota 1). Nei miei periodi da nonna, inevitabilmente londinesi, è una delle poche mete fisse nel centro della città (a parte, naturalmente, le visite ai musei e a tutti gli altri luoghi adatti ai bambini).
Nel corso della mia ultima visita, come consuetudine, ho puntato prima di tutto il cesto degli scampoli dove si trova sempre qualcosa di interessante, salvo scoprire che nel piano interrato era in corso una svendita di interi rotoli di tessuti di ogni tipo. Un modo per riciclare gli avanzi di magazzino! Tra il coacervo di rotoli allineati lungo le pareti, ne ho individuato uno di maglina di cotone di un grigio chiaro. Detto fatto, mi si è materializzato nella mente l’effetto che avrebbe potuto fare su quel tessuto la stampa delle foglie di acero. Inutile dire che sono tornata con un quantitativo adeguato per ricavarne almeno un abito.
Al ritorno, ho riposto lo scampolo, in attesa della primavera. È vero che ho un bel quantitativo di foglie secche, accuratamente immagazzinate. Ma, visto che i miei esperimenti sono sempre molto essenziali, ho deciso di aspettare le nuove foglie, tenendo ben presente la mappa degli aceri in giro per il paese.
Prima ancora di raccogliere le foglie (quel tanto che sarebbe bastato per realizzare quello che avevo in mente), ho programmato il taglio del tessuto con l’amica Agnese, che di taglio e cucito se ne intende e che diviene il mio aiutante nella fase della realizzazione del capo. Pur non sapendo l’esito che avrebbe avuto la stampa su questo particolare tessuto, ho preferito mordenzarlo (con la mordenzatura classica: allume di rocca e soda solvay) e predisporre i pezzi già tagliati su cui disporre le foglie per il procedimento di stampa.
Quando, durante i miei vagabondaggi in giro per il borgo e nella frazione, ho potuto verificare che le foglie dei vari aceri (acero montano e acero minore, in particolare) erano ormai completamente sviluppate, ho avviato la stampa, utilizzando un bagno ferroso di recupero, supporti in ferro, la pentola di alluminio (non si dovrebbe, lo so, ma i toni prevalenti delle foglie stampate saranno, inevitabilmente grigio su grigio, dalle tonalità più chiare a quelle più scure, quasi nere) ormai ampiamente sperimentata, legacci già utilizzati più e più volte.
Per la stampa mi affido alla lentezza (la parola chiave del periodo di emergenza!): una volta messi a mollo quasi li dimentico, presa dalle mie letture. Alla fine, li metto sulla fonte di calore e li porto a ebollizione. Li lascio sobbollire per una mezz’ora circa.
Tolti dalla fonte di calore, li lascio freddare nel bagno. Anzi, per la verità, me li dimentico di nuovo!
Quando, finalmente decido di aprirli, dopo averli lasciati sgocciolare all’aria aperta per una giornata, è arrivata la fase dell’apertura: le foglie sono ben delineate, la posizione mi sembra soddisfacente, nel complesso il risultato mi piace. Non sono convinta di aver capito bene come disporre le foglie tenendo presente il diverso risultato della stampa sui due lati della foglia. Credo di avere bisogno di un ripasso, non appena sarà possibile raggiungere Michela (o viceversa!). Ma, in generale, trattandosi di pezzi già tagliati per realizzare l’abito, sono soddisfatta.
Il tocco finale spetta ad Agnese. Insieme decidiamo una fattura minimalista, sfruttando la caratteristica essenziale della maglina (nota 2), ossia il fatto di non sfilacciarsi: solo tagli lungo i margini, senza orli né zig zag per rifinire.
NOTE
- Ogni volta che varco la porta di Cloth House, penso a un delizioso libricino, letto tanti e tanti anni fa, quando non sapevo neppure dell’esistenza di Cloth House. Si tratta di Il profumo del lino di Cristina Biondi, edito da Sellerio nel 1995. L’autrice vi racconta la sua passione per il ricamo e tutto ciò che è connesso al ricamo e, inevitabilmente, le incursioni in negozi adatti dove scopre veri e propri tesori, anche a Londra!

- lo scampolo era decisamente abbondante. Ne è avanzato una parte. Stampo anche quella su un altro fagotto. Cerco di capire cosa farne: provo a piegarla in vario modo, fino a ottenere una sorta di casacca. Poche cuciture nei punti strategici, ed ecco pronto un altro capo, velocissimo, da sfruttare sui pantaloni!
TESTO E FOTO. Rosa Rossi
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